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francesco
FILARMONICA CLOWN

UN UOMO DI NOME FRANCESCO
Una Commedia Religiosa
di Gianpiero Pizzol

con
Valerio Bongiorno
Piero Lenardon
Carlo Rossi

e la partecipazione di
Marco Finco

regia
Letizia Quintavalla

ideazione luci
Claudio Coloberti


FRANCESCO IL CODICE DEI FRATELLI
"Ci sono periodi bui nella storia,
in cui tutto sembra andar per aria.
Tempi oscuri propri come ora:
non cambia il mondo, la vita non migliora.
La gente è stanca e non crede a niente,
la voglia è poca e chi più fa, più sbaglia.
In queste epoche sembra che la Storia
Attenda l'arrivo di qualcuno...
Che sia per caso oppure per destino,
in quei momenti non viene mai nessuno!
Ma nel milleduecento venne un uomo
Piccoletto, allegro, un po' burlesco
con un programma che poco è dir pazzesco:
un uomo vivo di nome Francesco!"

Francesco aveva compagni e non seguaci ...parevano uomini del bosco, uomini selvatici ma pacifici, austeri e lieti...uomini dalle suole di vento...e la sua vita fu tutto un camminare.
Andavano per il mondo a mani vuote come i bambini, senza libri e senza spada, in ogni angolo di mondo, in ogni tempo fino a noi e oltre noi.
Francesco d'Assisi, esempio costante di rifiuto del potere, fonda un «codice dei fratelli « al posto del codice paterno. Il codice dell'efficienza è del padre e ha prodotto la possibilità di distruggerci tutti fino all'ultimo uomo. Il codice fraterno può entrare nella Storia come nascita di rapporti nuovi fra uomini e fra Stati in cui l'onnipotenza distruttiva coincide con l'impotenza.
La generosità della sua giovinezza lo porta, passando per una laica primavera, a formulare un programma pazzesco per un movimento che rivoluziona la Storia, e come i movimenti rivoluzionari ha dentro di sé delle ipotesi di infinito e di assoluto, di continua incessante proposta di cambiamento..

Il «codice dei fratelli» si può realizzare perché i fratelli trovano il punto di riferimento esterno a loro: il Vangelo.
Francesco cantava il Vangelo e predicava con parole dolcissime in un volgare semplice e spontaneo, si aiutava coi gesti, la mimica, il canto e la musica: era come assistere ad uno spettacolo, ad una commedia religiosa.
E' possibile una commedia religiosa? Come conciliare comico e sacro, saggezza e follia, fede e dubbio? Forse con un teatro candido che cerca altezze metafisiche come quella a cui è arrivato Francesco. Fare i poeti o i mercanti, i ricchi o i mendicanti? Cosa c'è da fare in questo mondo? Cercare la felicità, la verità, cercare Dio, farsi trovare da Lui?
Il Vangelo capovolge le regole del gioco: "Perdere tutto, guadagnare tutto. Giocarsi tutto fino a restare nudi e scalzi ." La gioia di non essere mai a casa propria, ma sempre fuori, sfinito, affamato, ovunque nell'esterno del mondo.
Francesco fu produttore di cultura e non consumatore o organizzatore perché tutto è dotato di senso nell'amore insensato.
Gianpiero Pizzol e Letizia Quintavalla

"Bisogna cominciare a fare qualcosa, perché fino ad ora non abbiamo fatto niente". Così concludeva Francesco la sua vita terrena e così ci si sente nel tentare di seguire l'uomo Francesco che spalanca la porta di Cristo.
Quel che non si sa si impara! Abbiamo desiderato e tentato di imparare da lui quella semplicità che ti fa affrontare la realtà per quello che è, e non per quello che tu immagini che sia. Un rapporto, questo con la realtà, che non può essere vissuto se non in una amicizia, in una fraternità che accompagna e sostiene. E proprio questo sta all'origine di questo lavoro, di questo "teatro". Il teatro è finzione, ma questa finzione ci ha riportato continuamente alla realtà.
Marco Finco

" Egli racconta ai guerrieri le stesse cose che ai passeri" così dice Christian Bobin, nel suo libro sul Santo di Assisi.
Ma cosa diceva? E perché lo stavano entrambi - i guerrieri e i passeri - ad ascoltare? Che cosa hanno in comune tutti Loro?
Cos'è quella cosa che unisce vite così diverse. Lo stavano ad ascoltare.

Insieme ci siamo trovati a raccontare la storia di un uomo senza misura cercando, nella misura e nei codici del fare teatro, di dire qualcosa insieme sulla vita di Francesco in modo che ci potessero ascoltare.
Mi piace pensare sia possibile che anche solo un fiato parli di Francesco, della sua testimonianza e della sua follia incommensurabile.
Sarebbe piaciuto essere uno dei due: guerriero o passero
Valerio Bongiorno

"Sergentmagiù ghe riverem a baita? " dice l'Alpino Giuan nel romanzo "Il Sergente nella Neve" di Mario Rigoni Stern. Me lo ripete spesso anche Martino, mio figlio tredicenne, da quando sta leggendo, per obbligo scolastico, questo romanzo e mi sorprendo nel vedere nei suoi occhi la stessa preoccupazione di Giuan nel chiedere a un Padre una carezza che salvi la vita. Perché la vita è anche, prima o poi, dolore talvolta insostenibile, talvolta assolutamente incomprensibile ... e allora chiediamo a qualcuno la strada, spersi nel gelo che ci sembra negare tutto.Spesso durante le prove di questo spettacolo ho chiesto con rabbia, ma non solo con rabbia, a MarcoFrancesco dove stavamo andando, il più delle volte mi rispondeva parlando delle carezze del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e delle bellezze che abbiamo... ma MarcoFrancesco.. ma Padre Marco, San Francesco... lo sapete benissimo, non è facile caricarsi lo zaino, farsi mille kilometri a piedi in un orrore che ti resterà addosso tutta la vita, se riesci a scamparla... ditemi che arriveremo alla Baita in gioia e in letizia, ditemi che nulla andrà perso alla fine dello spettacolo, di tutti gli spettacoli.
Un grazie ai miei compagni di viaggio
Piero Lenardon

"Scherza con i fanti ma lascia stare i Santi" Così la saggezza popolare, ma per noi la faccenda si è complicata perché il "Fante" è diventato un santo. Caspita.
E allora si può ancora scherzare? E se si, su cosa? Ci siamo imbattuti, caro Francesco, in qualcosa di incommensurabilmente grande ed è successo grazie a te.
E qualcosa, anzi qualcuno, che non possiamo restringere, nei nostri ragionamenti e contenere nelle nostre pretese, anche se noi ci proviamo in continuazione.
E' questo che è veramente comico. E allora si può ancora scherzare.
Carlo Rossi


LA STAMPA


Il « divertimento » dei tempi bui

UN UOMO CHIAMATO FRANCESCO Quattro amici in scena fuori da un preciso tempo storico, passato e presente in un tutt'uno, la scena come per ricordare una storia trascorsa dalla lunga eco, forse ancora esperienza significativa da ripensare, rielaborare insieme. Ma con gioia però, fresca allegria. Pure l'avvio è con quei « tempi scuri, proprio come ora:/ non cambia il mondo, la vita non migliora » . Ma già il ritmo comune, la scansione narrativa, quel gioco di rimbalzo delle frasi, gli sguardi ilari, sorpresi, indicano un desiderio di freschezza, di giocosità. E tutta la prima parte di Un uomo chiamato Francesco , testo di Giampiero Pizzol, con Valerio Bongiorno, Marco Finco, Piero Lenardon, Carlo Rossi, regia di Letizia Quintavalla, produzione Filarmonica Clown e Teatro degli Incamminati, presentato nell'ambito della bella stagione del Teatro Europa, vive in una dimensione particolarmente felice d'inquietudine, di ambiguità, un gruppo di giovani cui piace scherzare, uno di loro anche ricco, in che non è male lasciando cosí scorrere la vita, ma con dentro già la consapevolezza d'altro, decisioni da prendere, la vita adulta da affrontare. Come? Raccontando intanto di Giovanni, santo quindi con il nome di Francesco. Sulla scena spoglia molto belle le luci Claudio Coloberti ad evidenziare la complessità degli stati d'animo. E di grande forza comunicativa l'affiatamento del gruppo, cosí come si è visto anche nelle precedenti creazioni della, Filarmonica Clown una formazione conosciuta purtroppo meno di quanto sicuramente meriti - e più volte l'ottimo Carlo Rossi in particolare riesce a coinvolgere il pubblico, con i suoi sguardi interrogativi, domandando piccole cose ma ponendo anche grandi questioni con la stessa leggerezza. E gli spettatori, tanti a gremire la sala, sono stati subito piacevolmente catturati, molte le occasioni per ridere, non rinunciando all'ascolto dei pensieri. Il piacere di donare di Francesco: ma con i soldi che non aveva guadagnato lui! La guerra, la prigione. La decisione di dare una svolta alla sua vita. Cantare e camminare. Lo scontro con il padre. Spogliarsi di tutto, degli abiti, indossare il saio. Le pietre per restaurare la chiesa. La fame e la preghiera. Le briciole agli uccelli. L'incontro con il lupo. Nella seconda parte pare sfumare il sentimento della necessità, svaniscono le stratificazioni, prevalendo piuttosto il gioco clownesco, sempre comunque assai piacevole. Con il presepe vivente al termine, al centro un bambino del pubblico. Tanti e ripetuti gli applausi con molta allegria e ammirazione.
Valeria Ottolenghi - Gazzetta di Parma

Pordenone

Si è conclusa in bellezza la stagione del Teatro d'Essai organizzata da Teatri Uniti Pordenone che - "minacciano" gli organizzatori - tornerà con la stessa formula (aperitivi con la compagnia, spettacolo e stage) a partire da ottobre. Di scena "Un uomo di nome Francesco " per la regia di Letizia Quintavalla, con la Filarmonica Clown e la partecipazione straordinaria di padre Marco Finco. A onor del vero, tutto è partito da questo frate francescano, che ha "tampinato" l'autore Gianpiero Pizzol per una "mission impossible": scrivere un testo comico che sapesse ridare tutta la semplicità, la genuinità, la forza rivoluzionaria, la profondità spirituale e la geniale follia di quel piccolo-grande uomo del 1200. Il risultato? Un miracolo - secondo uno degli attori, Valerio Bongiorno - sicuramente un buon spettacolo. Il San Francesco intenso, semplice, ieratico e concreto a un tempo di Padre Marco si inserisce perfettamente nella cornice di quei pazzi scatenati, tra i quali spicca come sempre Carlo Rossi, dei suoi compagni. Sì, perché per seguire Francesco bisognava (e bisogna tutt'ora) essere pazzi. Pazzia perfettamente rappresentata dalla comicità intelligente e trasognata degli allievi di Bolek Polivka, che culmina nell'esilarante sarabanda della costruzione del presepe vivente, per poi placarsi nella contemplazione del divin bambino. Un chiaro esempio di teatro "povero", professionale, ma artigianale - basato tutto sul mestiere degli attori, quattro sedie e un "ramo parlante", luci essenziali, ma perfette, un'ottima regia - che si antepone allo star system, alla velocità di consumo di una televisione tritacarne e rappresenta in pieno lo spirito di questa piccola rassegna. È evidente (non solo a Pordenone) che si tratta di un teatro di nicchia, ma proprio per questo merita di essere valorizzato. Di cose per la massa ce ne sono già abbastanza.
Clelia Delponte

Un teatro candido e sincero, capace di mantenere lo sguardo puro dell'infanzia per indagare la vita e le opere di uomo speciale, San Francesco d'Assisi.
Questa la sfida messa in campo dalla Filarmonica Clown, formazione storica attenta al linguaggio della clownerie, che a Crucifixus 2004 presenta uno spettacolo molto amato dal pubblico per la simpatia e l'immediatezza con cui parla di uno dei Santi più attuali e moderni che siano mai esistiti.
"Un uomo di nome Francesco" è una vivace commedia religiosa che restituisce tutto l'entusiasmo, l'ottimismo e la vitalità del Santo rivoluzionario che sapeva farsi ascoltare sia dai guerrieri che dai passeri. Il testo di Gianpiero Pizzol e la regia di Letizia Quintavalla riescono abilmente a conciliare il comico e il sacro, la saggezza e la follia, la follia del Vangelo che rovescia l'ottica umana del successo invitando a farsi ultimi e piccoli, a perdere quel che si ha per ritrovare una ricchezza maggiore e più vera. San Francesco sostiene un "codice dei fratelli", che ha il suo punto di riferimento nel Vangelo e lo canta con spontaneità, in un volgare semplice e dolcissimo, aiutandosi con i gesti, la mimica, il canto e la musica, come in uno spettacolo che conquista chiunque lo ascolti perché parla con il cuore. Di questo grande segreto si fanno portavoci gli attori che seducono il pubblico con il sorriso di un clown e la leggerezza spensierata dei più piccoli, appresa alla scuola del grande Bolek Polivka.
CRUCIFIXUS FESTIVAL DI PRIMAVERA 2004
DIREZIONE ARTISTICA Claudio Bernardi Carla Bino

SAN FRANCESCO TRA IRONIA E MEDITAZIONE

Convincente rappresentazione della Filarmonica Clown a San Giorgio in Lemine. L'interprete del Santo " Una gioa comunicare il sacro tramite il teatro"
In scena le tappe più significative della vita del Santo d'Assisi vissuto nel XII secolo.
Un percorso di vita e devozione intenso (...) interpretato, sabato sera, con pulita semplicità, in un crescendo coinvolgente di battute, di mimica e ironia. Al suo fianco ( di Marco Finco ) su un palco vuoto e "colorato" solo da effetti-luce mirati, Valerio Bongiorno, Carlo Rossi e un esilarante Piero Lenardon, interpreti, di volta in volta, dei Compagni di Francesco e di altri personaggi. Il canto, il burlesco e lo scambio incalzante di battute hanno arricchito ulteriormente lo spettacolo, strappando al pubblico forti applausi e approvazione.
Claudia Azouri L'ECO DI BERGAMO 25 maggio 2004

  

SCHEDA TECNICA SPETTACOLO

Larghezza minima di palcoscenico metri 6.00
Profondita' minima di palcoscenico metri 7.00
Altezza minima metri 4.00
Corrente elettrica: 380 volts 3F+N+T
Carico minimo 15Kw 63 Ampere
Graticcia: si
Se lo spazio e' sprovvisto di graticcia, possibilita' di agganciarsi in piu' punti (fondo palco,lateralmente sia a destra che a sinistra, a soffitto)
Quintatura nera preferibile
Scaletta di servizio palco-sala possibilmente centrale
Luci: americana di sala o staffe per proiettori
Postazione per regia luci e fonica fondo sala o a meta' lateralmente
Camerini nr. 4
Durata spettacolo 1h35minuti senza intervallo

 

 

 

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tel. 02 45470742
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