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Vita di Galileo
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FRANCO BRANCIAROLI

in

VITA DI GALILEO

di Bertolt Brecht
traduzione Emilio Castellani
regia di ANTONIO CALENDA
con (in o. a) Giancarlo Cortesi, Nicola Ciulla, Daniele Griggio, Giorgio Lanza, Lucia Ragni
e con (o. a) Alessandro Albertin, Giulia Beraldo, Tommaso Cardarelli, Nicola Ciulla, Emanuele Fortunati, Jacopo Venturiero, Nicole Vignola
scene Pier Paolo Bisleri, costumi Elena Mannini
musiche Germano Mazzocchetti, luci Gigi Saccomandi

coproduzione Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia e Teatro de Gli Incamminati

ufficio stampa spettacolo:
INCAMMINATI - Giulia Calligaro, 349/60.95.623, giulia.calligaro@fastwebnet.it
TEATRO STABILE FVG - Ilaria Lucari, 335/78.25.160, ilaria.lucari@ilrossetti.it
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TOURNE'E

 

Franco Branciaroli è Galileo in Vita di Galileo, per la regia di Antonio Calenda.
In scena il conflitto tra scienza e potere, tra etica e ricerca: tra responsabilità civile e salvezza personale.

Composto fra il 1938 e il 1943, il dramma fu rielaborato in almeno tre distinte riprese e costituì sempre un culmine nella produzione brechtiana: una sorta di "testamento spirituale". Un capolavoro nei cui inquietanti chiaroscuri si possono intuire le vie per comprendere veramente il XX secolo e i suoi conflitti, ovvero le ombre del nostro presente, come già sottolineò nel 1963 Giorgio Strehler nel suo allestimento.
La storia percorre la parabola del grande scienziato pisano dal tempo dell'insegnamento a Padova agli ultimi anni vissuti forzatamente in "ritiro" a Firenze, sotto la sorveglianza della Santa Inquisizione: un'esistenza densa di entusiasmi, affermazioni, sconfitte, intuizioni. La rivelazione più clamorosa riguarda il Modello Copernicano: non è Galileo ad intuirlo per primo, ma per primo riesce a dimostrarlo scientificamente, grazie proprio all'uso di quel telescopio di cui si era impropriamente attribuito l'invenzione. Le conseguenze di tale dimostrazione sono dirompenti: la Chiesa non è disposta ad abbandonare la teoria tolemaica del geocentrismo, l'Inquisizione processa Galileo e gli pone una scelta fra le più laceranti. Restare fedele a sé stesso, agli allievi, accondiscendere fino in fondo alla propulsione della scienza e ad essa sacrificare la vita, oppure salvarsi, abiurando le teorie rivoluzionarie? Lo scienziato decide per la salvezza, anche se Brecht, pur condannandola, ci fa intuire che in questa scelta c'è comunque un perseguire anche la salvezza delle proprie scoperte .
Vita di Galileo, che ha debuttato lo scorso marzo a Roma riscuotendo un enorme successo di pubblico e critica, è ricchissimo di spunti di riflessione per l'uomo contemporaneo, spunti su cui il Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia e il Teatro de Gli Incamminati hanno puntato nella messinscena dell'opera, affidata alla regia di Antonio Calenda e - per il ruolo del titolo - ad uno dei maggiori protagonisti della scena nazionale, Franco Branciaroli. La scelta è quella di mettere in scena l'azione brechtiana in una scena-cosmo-mente in cui è resa visibile la piccolezza dell'uomo proporzionata all'immensità del cosmo, esito della grande rivoluzione copernicana: per dire in questo modo quanto l'uomo di oggi sia conseguenza della scissura interiore iniziata con Galileo.

Da una conversazione con Antonio Calenda
« ... Impossibile non correlare l'ultima definitiva versione di Vita di Galileo (in cui l'autore condanna l'abiura del protagonista) con l'atteggiamento di certi scienziati a lui coevi, che proprio in quegli anni si erano resi indirettamente colpevoli del disastro di Hiroshima, mettendo a disposizione di uomini comuni e della politica di potenza i loro studi sulla scissione dell'atomo. Impossibile non ricordare le osservazioni di Brecht sulla scelta di Robert Oppenheimer e di quei fisici che pur di non cedere alle richieste di un governo dedito alla guerra rinunciarono a incarichi di prestigio. Brecht ci ha donato un testo presago, turbato dall'intuizione dei disastri che l'uso distorto della scienza avrebbe procurato all'umanità: oggi siamo noi quell'umanità».
Da un'intervista a Franco Branciaroli
«In Galileo c'è il senso di una grande responsabilità: per aver ristretto il campo della ragione al dimostrabile, dunque per aver ristretto la verità. Lo scienziato e uomo Galileo soffre come un matto. Come se avesse scoperto la bomba atomica!»

Video di presentazione dello spettacolo - Piccolo Teatro di Milano
Intervista a Franco Branciaroli - backstage prima dello spettacolo   (07/11/2007)
Un montaggio video del primo dei quattro incontri che il Piccolo Teatro organizza con il Museo Diocesano. Giulio Giorello e Paolo Rossi discutono sul tema "La luna e la donna: l'altra metà del cielo - luci ed ombre nella vita e nella ricerca di Galileo - ottobre 2007
PROGETTO GALILEO Piccolo Teatro di Milano al Museo Diocesano - Quattro incontri a cura di Giulio Giorello   (17/10/2007)
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