Redenti ma sempre Miserabili

I Miserabili

RODOLFO DI GIAMMARCO «La Repubblica», 06 maggio 2018

Quando Ronconi nel 1996 mise in scena la convenzione del teatro del “Ruy Blas” di Victor Hugo, proteste zero. Quando Mario Vargas Llosa nel 2004 sostenne che la stroncatura di Lamartine ai danni de I Miserabili di Hugo era da leggersi come un superbo omaggio alla letteratura sovversiva di fronte a una realtà che i cattivi governi rubano agli esseri umani, niente polemiche. Molti i detrattori de I Miserabili, ma ci fu la stima di Dostoevskij e Rimbaud, e in tempi moderni una ventina di film, varie riduzioni teatrali, lo sceneggiato di Bolchi, la fiction con Depardieu, il musical di Schoenberg. E l’adattatore odierno, Luca Doninelli, artefice di ritratti a tema all’interno dell’opera, definisce temeraria l’impresa. Lo è. Ma stavolta, nel progetto del regista Franco Però per lo Stabile del Friuli, il CTB e gli Incamminati, il decisivo ruolo di Jean Valjean, il galeotto (per un tozzo di pane) che assurge a sindaco, a filantropo e a protagonista perseguitato della storia d’appendice del 1862, è di Franco Branciaroli. Attore che per natura è ateo e spirituale, e che da sempre gravita tra rigore e carisma, tradizione e spudoratezza. Lo spettacolo è costruito dalla regia come un impianto da sfogliare con tre monoliti ben scomponibili (scena di Domenico Franchi). L’epopea umana al netto delle digressioni originarie è una scommessa avventurosa di Però che va abbastanza a segno con visionarietà da graphic novel, ma rallenta il passo nei quadri rocamboleschi (vedi le barricate di Parigi). Risalta invece una chiave di lettura de  I Miserabili mai accentuata. Il randagio eclettico e pre-genetiano Jean Valjean che si redime, dopo un furto, per merito d’un curiale pronto a scagionarlo, e che, da solido borghese, va ad affrancare Cosette, la figlia di una povera donna, una ragazzetta maltrattata da profittatori, diventa, sì, un affezionato genitore adottivo della fanciulla. Ma in questo spettacolo, nelle attenzioni, gelosie, frustrazioni dell’uomo quando s’avvede del legame che Cosette (la tenera Federica de Benedittis) ha maturato col coetaneo Marius si percepisce un attaccamento sentimentale e non solo tutorio di Valjean per la pupilla. Un po’ come ne La scuola delle mogli di Molière. Qui Branciaroli ha una natura schiettamente umana. E spetta all’adolescente respinta da Marius, alla malcapitata Eponine di Valentina Violo, un altro ruolo toccante. La retorica del male riguarda Javert (Francesco Migliaccio) e Thénardier (Riccardo Maranzana). Gli altri sono eroi e vittime di Hugo. Finale mélo.

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