Il fu Mattia Pascal

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  • PRODUZIONETeatro De Gli Incamminati
  • REGIAAlberto Oliva
  • SCENEAlessandro Chiti
  • COSTUMIMarco Ferrara
  • LUCIAlessandro Tinelli
  • MUSICHEGabriele Cosmi

Ne “Il fu Mattia Pascal” Pirandello mette in campo temi a noi molto cari, su tutti il desiderio di cambiare identità, di avere una seconda possibilità dalla vita, che ci consenta di cancellare tutto il passato e ricominciare da zero una nuova esistenza.
È il sogno di azzerare la memoria e ripartire, più leggeri e liberi dal fardello di quello che è accaduto prima, ma forti di una coscienza di vita, un’esperienza e un vissuto che ci consentano di non commettere più gli stessi errori con le loro tragiche conseguenze.
È anche il gioco dei bambini, quel “facciamo che io ero…” che li proietta in altri mondi, di cui sono creatori e sovrani, un esercizio della fantasia che purtroppo si scontra con la realtà al momento della crescita e toglie la libertà di immaginarsi altrove, magari più felici.

Oggi, nel linguaggio delle nuove tecnologie, si direbbe “resettare il sistema”. Sono proprio le nuove tecnologie ad averci dato l’illusione di poter vivere una vita diversa da quella che stiamo realmente vivendo. Le piattaforme social come Facebook e Instagram sono invase dai cosiddetti “profili fake”, ovvero identità inesistenti dietro cui si celano persone molto diverse dall’immagine virtuale che vogliono dare di se stesse. Il mondo virtuale sembra essere diventato una valvola di sfogo per tante frustrazioni, una “second life” migliore in cui riscattare i fallimenti della vita vera.

Ma la vita vera torna inesorabilmente a bussare alla porta e prima o poi bisogna farci i conti. La carrozza di Cenerentola a mezzanotte ridiventa una misera zucca e l’illusione finisce.

Pirandello con il suo linguaggio straordinario e le situazioni al limite tra grottesco e surreale che ha saputo inventare in questo romanzo di enorme spessore, ci dà la possibilità di affrontare il tema attualissimo dell’identità – doppia, tripla, falsa o in cerca di definizione – senza scadere in un banale appiattimento sull’oggi, ma tenendo forte e salda la trama e l’ambientazione della sua favola nera.

Un altro tema presente nel romanzo e per noi molto importante è l’ossessione per il gioco d’azzardo, che diventa una modalità del protagonista per affrontare tutta la vita.
Mattia Pascal è un Giocatore nel senso che ogni scelta che compie è un azzardo, dall’amore alla paternità, fino alla fuga da se stesso in un’altra identità, quella di Adriano Meis, che sarà destinata al fallimento. La riflessione sul Doppio e sulla maschera – tipica di Pirandello – arriva in questo testo al tentativo estremo di Mattia di “suicidare” Adriano, in una girandola esistenziale fatta di esaltazione e perdizione, che si dipana attraverso scene di grande efficacia teatrale condite dal tipico umorismo pirandelliano, capace di andare alle radici delle nevrosi dell’uomo contemporaneo senza perdere il sano e lucido distacco della ragione.
“L’uomo che visse due volte” potrebbe essere il sottotitolo dello spettacolo, per evidenziare un rimando con il film di Hitchcock, il cui taglio noir è molto affine al nostro immaginario.

L’ADATTAMENTO

Adattare per il teatro il romanzo di un grande autore di teatro come Pirandello ci aiuta molto, perché possiamo prendere ispirazione dagli adattamenti che lui stesso ha tratto da alcune sue novelle, trasformandole abilmente per la scena.
A ciò si aggiunge la nostra passione per questo tipo di operazione, che ci permette di pescare nel vastissimo materiale di un’opera letteraria le pagine che più ci toccano, da portare in scena nella durata di una sera di spettacolo, con la convinzione di farne un’opera autonoma, che deve riuscire a mantenere la trama e il pensiero della fonte originale, ma non deve assolutamente richiederne una conoscenza preliminare da parte del pubblico che verrà a vedere lo spettacolo, cui chiediamo solo di abbandonarsi alla magia del palcoscenico e saremo noi ad accompagnarlo a una comprensione totale del testo.
Il testo teatrale, crediamo, non deve seguire pedissequamente il romanzo di partenza, ma deve prenderne spunto, sapendo preservare un’adesione allo spirito e non alla lettera, perché il palcoscenico ha le sue regole autonome, che non sono quelle della letteratura.

Vogliamo cominciare con una scena di grande impatto, che dia una chiave di lettura forte e chiara del personaggio e del suo azzardo. Decidiamo, pertanto, di aprire il sipario in medias res, quando Mattia Pascal è al casinò, dove si concede una notte di evasione dalla quotidianità frustrante della sua esistenza.

La roulette con la magia perversa della pallina che gira e salta da un numero all’altro si pone come spartiacque tra due esistenze. È l’ultima notte di Mattia Pascal, che fallisce ancora, peggio del solito, perdendo tutto miseramente. Ma il quotidiano del giorno dopo gli porta in dono la notizia – evidentemente falsa – del ritrovamento del suo cadavere. In un lampo di lucida follia, l’uomo decide di cavalcare questa “fake news” e di cambiare vita, identità, nome e storia.

Da quel momento si farà chiamare Adriano Meis, e niente sarà più come prima. Da qui in poi l’adattamento racconta le vicende del romanzo, seguendo Adriano nel suo tentativo di rifarsi una vita e incrociando le scene con alcuni flashback della vita di Mattia.
Il passato ritorna nel presente fino a un cortocircuito finale che riporta tutto alla dura realtà: non si può vivere due volte, non esiste davvero la possibilità di ricominciare daccapo. Ogni tentativo di fuga da se stessi è vano, perché – come insegna il mito di Edipo – più si cerca di fuggire dal proprio destino e più gli si va, inesorabilmente, incontro.
E arriva il tempo della responsabilità.

Adriano Meis muore e L’uomo, ormai senza una chiara identità, va a fare visita alla tomba del presunto Mattia Pascal, aspettando che la vita gli regali una terza, stavolta definitiva, morte.

IL CAST

Attorno al protagonista – interpretato da Mino Manni – ruotano, come intorno al tavolo verde, personaggi affascinanti come la bella Oliva o meschini come Batta Mattagna, tutti tridimensionali e vivi per arricchire un affresco corale pieno di sfumature, che prende vita sulla scena in un adattamento agile e brillante pensato per cinque attori,tre uomini e due donne.

Batta Mattagna è un uomo adulto, coetaneo del protagonista, presente in entrambe le sue “vite”, quella di Mattia e quella di Adriano.

Gli altri personaggi saranno interpretati da tre attori giovani:
– un uomo
– due donne

Ciascuno di loro avrà un ruolo nelle scene di Mattia e un altro ruolo in quelle di Adriano, molto diversi tra loro per caratterizzazione, ma riconoscibili in filigrana, a raccontare che il cambiamento di identità è solo un’illusione, perché la vita si ripresenta sempre allo stesso modo se a guardarla sono gli stessi occhi, per quanto cerchino di nascondersi.

LA SCENA

Lo spazio scenico deve prestarsi a raccontare due ambientazioni diverse, lasciando che sia sempre la mente dello spettatore attraverso le parole del testo a dare concretezza al viaggio “virtuale” di Mattia Pascal.

La scenografia sarà fatta di elementi agili e mobili che servono a connotare gli spazi diversi e a cambiare velocemente tempo e luogo, inseguendo il protagonista nelle sue avventure. Si comincia al casinò, rappresentato da una grande roulette che gira e fa girare la testa, perdendo il contatto con la realtà e con il presente.

Due poltrone un tavolino raccontano lo scompartimento di un treno, un lampione e una panchina il luogo degli incontri d’amore, una finestra sospesa e una porta la casa da cui si fugge e inconsapevolmente si anela a tornare.

IL PERCHE’ DELLA SCELTA NEL PERCORSO DELLA COMPAGNA I DEMONI

 Con Mattia Pascal i Demoni portano avanti il loro percorso di esplorazione del lato oscuro dell’uomo, del mistero dei sensi e delle pulsioni irrazionali, rileggendo i testi classici con sguardo contemporaneo e con una poetica personale sempre più orientata verso un teatro di parola e d’immagine, classico e innovativo insieme, che rispetta i testi nella loro integrità, ma li attraversa con un immaginario forte dal taglio cinematografico. A Pirandello ci lega un rapporto particolare, che nasce dal Premio Internazionale Luigi Pirandello vinto da Alberto Oliva nel 2012 come regista emergente, da cui è nato lo spettacolo Enrico IV nel 2013/2014, che ha ottenuto il Premio Delia Cajelli come miglior allestimento pirandelliano. Vogliamo tornare a questo autore, i cui temi sentiamo risuonare molto forti nella nostra sensibilità, affrontando non uno dei suoi testi scritti per il teatro, ma il suo romanzo più famoso. Lavorare su un materiale letterario che va adattato per la scena ci consente di scegliere un punto di vista personale che ci rende in parte autori del testo e avvicina leparole allo spettacolo che vogliamo realizzare. Con l’esperienza di cinque adattamenti dai romanzi di Dostoevskij, ci avviciniamo a Pirandello con rispetto e fascino, per dare vita teatrale ai personaggi da lui immaginati.

 

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