Giulio Cesare

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  • PRODUZIONETeatro de Gli Incamminati
  • TESTO DIWilliam Shakespeare
  • REGIAAlberto Oliva
  • SCENELucia Giorgio
  • COSTUMILucia Giorgio
  • INTERPRETI

    con Mino Manni, Alessandro Castellucci, Angelo Colombo, Simone Severgnini

  • SCARICA LA LOCANDINAmanifesto-giulio-cesare

Giulio Cesare è il grande assente dell’opera a lui intitolata. Da questa mancanza nasce il conflitto che deflagra nel testo. Vogliamo creare un adattamento del capolavoro shakespeariano che stringa il fuoco su tre figure fondamentali che incarnano altrettanti “tipi” politici: Bruto, Antonio e Cassio, rispettivamente figlio naturale, erede politico e potenziale rivale di Cesare. Tutti e tre sono giovani, frequentano la scena politica romana e ne difendono almeno a parole il regime democratico. Ma l’affermazione del Cesarismo sembra inevitabile: l’unico vincitore alla fine sarà proprio la vittima, Giulio Cesare, che si imporrà come spettro, carnefice dei suoi carnefici, che si uccideranno con la stessa spada con cui l’hanno trafitto. La straordinaria attualità del testo di Shakespeare ci consente di fare una radiografia spietata e illuminante delle dinamiche del potere che si ripetono anche oggi. La grande qualità dell’opera shakespeariana, come di tutti i grandi classici, è la sua ambiguità, la sospensione del giudizio, che rimette alla sensibilità dello spettatore le decisioni morali. Non sappiamo da che parte stia Shakespeare. Tratteggia dei personaggi complessi, non ha pietà di loro quando li fa cadere vittime di errori ingenui (Bruto che dà la parola ad Antonio credendo di averne sminuito il potere dialettico, Cassio che tenta la via della corruzione subito dopo la congiura) e concede loro un momento di compassione solo quando li fa suicidare. Una parte importante la gioca l’Arte, che si insinua nei gangli del Potere e cerca di interpretarne le sorti. In questo testo Shakespeare non sembra avere pietà nemmeno per i poeti, nemmeno per se stesso, quindi, forse perché presentiva quello che sarebbe successo con la morte imminente della regina Elisabetta I, sua protettrice e mecenate. Cinna viene ucciso perché scambiato per uno dei congiurati e, una volta scoperto l’equivoco, viene fatto fuori “per i suoi versi brutti”. Ma anche il cantastorie Lucio non gode di una grande stima, visto che si addormenta mentre sta suonando nell’accampamento di Bruto, nella notte del grande incubo. Queste figure di poeti e cantori ci servono come fool per dare vita agli altri personaggi del nostro adattamento, affidandoli a un attore che ricopre più ruoli.

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