La bottega del caffè

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  • PRODUZIONETeatro De Gli Incamminati
  • TESTO DICarlo Goldoni
  • REGIAAntonio Zavatteri
  • SCENE E COSTUMILaura Benzi
  • LUCISandro Sussi
  • INTERPRETI

    Alberto Giusta, Federico Vanni, Massimo Brizi, Marco Zanutto, Aldo Ottobrino, Mariella Speranza, Pier Luigi Pasino, Alex Sassatelli, Cristina Pasino, Sara Cianfriglia

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Caffè, gioco e passione

Il caffettiere Ridolfo prende a cuore sia la sorte del giovane mercante di stoffe Eugenio, che da tempo frequenta assiduamente la casa da gioco di Pandolfo, sia quella di sua moglie Vittoria, che cerca invano di farlo recedere da quel vizio dispendioso. Come sovente accade in Goldoni, questo nucleo narrativo centrale si allarga però sino a formare un affresco composito e colorato, nel quale trovano bella collocazione anche la torinese Placida che, travestita da pellegrina, va in cerca del marito Flaminio, e il nobile e prepotente don Marzio, napoletano ambiguo e chiacchierone, che prova piacere nel frapporre ostacoli al desiderio delle due donne di ricondurre sulla retta via i loro mariti. Il lieto fine è inevitabile in questa “La bottega del caffè”, commedia spumeggiante, nella quale trovano spazio anche i sogni domestici della ballerina Lisaura. Ma prima di giungere a questo esito rasserenante, Goldoni trova modo ancora una volta di accompagnare gli spettatori lungo il complesso e contraddittorio sentiero dei sentimenti umani, facendo in modo che questo percorso acquisti inedita e imprevista vitalità attraverso la specifica arte del teatro.

Il Teatro e il Mondo

«Nel titolo di questa commedia non presento una vicenda, una passione, un carattere; ma una bottega di caffè, ove avvengono in una volta varie azioni, e dove concorrono parecchi per diversi interessi» annota Carlo Goldoni (1707- 1793). Il suo intento è, come al solito, quello di raccontare insieme il Teatro e il Mondo, che in questo caso sono entrambi raccolti intorno a tre botteghe: «quella di mezzo ad uso di caffè; quella alla diritta, di parrucchiere e barbiere; quella alla sinistra ad uso di giuoco, o sia di biscazza». Ed è, appunto, in questo spazio sospeso tra la realtà e il teatro, che la commedia disegna vari meravigliosi personaggi, avventori, gestori delle attività, giocatori, caratteri universali, umani, verosimili e forse veri. La sfida è stata quella di reinventare quella piazza, quelle botteghe e quelle anime cercando di rifuggire le forme stereotipate della commedia settecentesca, ma tenendo conto dell’imprescindibile arte e leggerezza goldoniana. E, così facendo, continuare la nostra ricerca di forme legate all’idea di un teatro che spende grande attenzione nei confronti dell’accadimento, del “gioco attoriale” e di una relazione viva tra gli interpreti.

ANTONIO ZAVATTERI