Lettere a Nour

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  • COPRODUZIONEEmilia Romagna Teatro Fondazione, Centro Teatrale Bresciano, Teatro de Gli Incamminati
  • TESTO DIRachid Benzine
  • TRADUZIONEAnna Bonalume
  • REGIAGiorgio Sangati
  • SCENEAlberto Nonnato
  • COSTUMIGianluca Sbicca
  • LUCIVincenzo Bonaffini
  • MUSICHEtrio Mothra
  • INTERPRETI
    Franco Branciaroli e Marina Occhionero
    e con

    trio Mothra
    Fabio Mina (flauto, flauto contralto, duduk, elettronica)
    Marco Zanotti (batteria preparata, percussioni, elettronica)
    Peppe Frana (oud elettrico, godinmultioud, elettronica)
  • IN COLLABORAZIONE CONRavenna Festival

Nour ha vent’anni quando decide di partire improvvisamente, abbandonando la sua vita di studentessa brillante per raggiungere l’Iraq e sposare un combattente del nascente Stato Islamico conosciuto su internet. Suo padre è un professore universitario, un teologo islamico illuminista e progressista che ha cresciuto la figlia da vedovo e ora si ritrova solo.
Nour ha voglia di cambiare il mondo, di agire, di mettere in atto tutto quello che ha studiato e imparato dal padre, a cui rinfaccia di essersi chiuso in un’asfittica torre d’avorio fatta di libri e certezze, senza più rapporto con la realtà.
Il padre vorrebbe solo che la figlia tornasse a casa, al sicuro, che si rendesse conto dell’orrore, del paradosso di una visione del mondo basata sulla violenza e sull’odio.
Evoluzione e stasi, deriva e blocco, giovinezza e vecchiaia, ribellione e orgoglio: due sguardi sul reale antitetici, due punti di vista sull’islam indagati senza pregiudizi.
Due anni di corrispondenza, due anni di scontro e amore.

Note

«Sto lavorando da mesi su una domanda fastidiosa una domanda che rimbalza sempre indietro come un’emicrania, ricorrente e familiare. Perché giovani uomini e giovani donne, nati nel mio stesso paese, dalla mia stessa cultura, decidono di partire per un paese in guerra e di uccidere in nome di un Dio che è anche il mio? Questa domanda violenta ha assunto una nuova dimensione la sera del 13 novembre 2015: una parte di me aveva appena attaccato un’altra parte di me, seminando morte e dolore. Come vivere con questo tormento? In risposta, a poco a poco, è nato un dialogo epistolare tra un padre-filosofo e sua figlia, partita per la jihad… Questo dialogo è impossibile, difficile, immaginavo». Rachid Benzine