Il Maestro e Margherita (Voland/Pilato/Gli amanti)

Il Maestro e Margherita- Gli amantiScarica l'immagine ad alta risoluzione »
  • PRODUZIONETeatro De Gli Incamminati / deSidera
  • TESTO DIMichail Bulgakov
  • DRAMMATURGIAFabrizio Sinisi
  • REGIAPaolo Bignamini
  • SCENE E COSTUMIGregorio Zurla
  • INTERPRETI

    con Matteo Bonanni, Mario Cei, Federica D’Angelo, Luciano Mastellari

  • IN COLLABORAZIONE CONScenAperta Altomilanese Teatri

A partire dal capolavoro di Michail Bulgakov, questa riscrittura de Il Maestro e Margherita sposta la vicenda dalla Mosca staliniana alla Milano dei nostri giorni; si concentra sui singoli personaggi e ne dipana la storia e il punto di vista da nuovi angoli prospettici; ne stravolge a tratti il linguaggio alternando prosa, versi e musica, arrivando quasi a trasformare il romanzo bulgakoviano in una drammaturgia epica di matrice brechtiana.

Ogni argomento del nostro presente viene portato dentro a questo gioco incrociato di sguardi: l’arte, l’amore, la politica, il teatro e la poesia.

In una grande metropoli del nostro tempo, concitata e ipermoderna, pagana e selvaggia, corrotta e violenta, un evento inaspettato scatena il disordine e porta ogni cosa sull’orlo della catastrofe: l’arrivo di Satana, nella persona dell’enigmatico e oscuro alchimista Voland. Un personaggio ambiguo, un Mefisto dei giorni nostri, la cui unica pietà cade sulla vicenda di un drammaturgo fallito – il Maestro – e della sua amata Margherita. 

L’espediente “demoniaco”, operato a tutti i livelli della narrazione teatrale, mette l’attore nella posizione di “poter dire tutto”, facendo dei personaggi non tanto dei “tipi” psicologici, quanto delle voci totalizzanti, delle macchine di desiderio e di confessione, che l’incontro con Voland rende spaventosamente sincere, costrette a farsi avanti, a parlare, a fare teatro di se stesse.

Lo spettacolo ripercorre – forzando le categorie di spazio e tempo – la vicenda del Maestro, uno scrittore così infelice da fallire il proprio destino artistico prima ancora di cominciarlo.

In una Milano contemporanea e al tempo stesso sospesa nel tempo, il Maestro è un giovane sognatore che lavora come custode al Museo di Storia Naturale: nelle lunghe notti di solitudine troverà l’ispirazione per scrivere un romanzo sulla figura di Ponzio Pilato, l’individuo più solo della Storia dell’uomo. Quel romanzo mai pubblicato, figlio di una convinzione tanto grande quanto spericolata, decreterà la sventura del giovane Maestro.

Ogni disfatta personale, a seconda del punto di vista da cui la si affronta, può risultare una farsa o una tragedia: sarà lo sguardo di Margherita, quello della persona che ama, posatosi sulla sorte del Maestro, a trasfigurare la sconfitta in una prova d’amore estrema. La donna si spingerà oltre i limiti dell’umano, stringendo un patto con il diavolo, per ottenere “il perdono del tempo” e riavvolgere il filo del destino.
Un gesto estremo e impossibile, che rimane sospeso nei nostri occhi come un tentativo disperato dell’uomo di riconciliarsi con il senso insondabile dell’esistenza.

Il “racconto di Ponzio Pilato” costituisce invece il cuore segreto del romanzo di Bulgakov. Proiettato dal nostro presente nella Gerusalemme del tempo di Cristo, lo spettatore si ritrova ad assistere al processo di Gesù, ma non solo: si cala dentro il tumulto interiore di Pilato, nei suoi inaccettabili furori, nella croce dell’incertezza e del dubbio che sempre opprime i potenti. Così la storia di Pilato diviene non solo la parabola umanissima di un singolo individuo, ma anche un doloroso ritratto di un uomo politico come tanti, che si ritrova, senza esserne mai davvero consapevole, interpellato dal più grande evento della storia del mondo. Romanzo nel romanzo, teatro nel teatro, leggenda dentro la Storia, la vicenda di Pilato attraversa il romanzo di Bulgakov come un taglio verticale, una ferita permanente, una domanda su cui tutta l’opera poggia come su un pilastro segreto. 

Note di regia

La chiave di questo progetto sta per noi nel metodo con il quale ci siamo accostati al romanzo di Bulgakov. Non volevamo farne una riduzione per la scena, ma provare ad affrontarne alcuni aspetti nella loro complessità.

Per questo motivo ho proposto una modalità di lavoro suddivisa in tre diversi studi teatrali lungo un intero anno di indagine. Con Fabrizio Sinisi, che si è occupato della drammaturgia, abbiamo voluto attraversare Il Maestro e Margherita rivendicando un punto di vista. Si tratta di qualcosa di dichiaratamente parziale, ma proposto con l’umiltà di uno sguardo che sentissimo nostro.

Ed è per questa ragione che la riscrittura (che avvicina la drammaturgia al presente sia nel tempo – l’oggi – che nello spazio – una Milano trasfigurata) si è resa per noi necessaria.
Alla fine, quello che vorremmo restasse de Il Maestro e Margherita è il riflesso su di noi delle potenti forze che interrogano i personaggi di Bulgakov: libertà e destino, amore e sofferenza, Bene e Male.

Paolo Bignamini

 

 

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