Un uomo di nome Francesco

326363_235749856487611_100001577964396_744907_673679603_oScarica l'immagine ad alta risoluzione »
  • PRODUZIONEIncamminati – Filarmonica Clown
  • TESTO DIGianpiero Pizzol
  • REGIALetizia Quintavalla
  • LUCIClaudio Coloberti
  • INTERPRETI

    Valerio Bongiorno, Piero Lenardon, Carlo Rossi e la partecipazione di Marco Finco

  • DURATA1 ora e 35 minuti

FRANCESCO IL CODICE DEI FRATELLI

“Ci sono periodi bui nella storia, in cui tutto sembra andar per aria.
Tempi oscuri propri come ora: non cambia il mondo, la vita non migliora.
La gente è stanca e non crede a niente, la voglia è poca e chi più fa, più sbaglia.
In queste epoche sembra che la Storia Attenda l’arrivo di qualcuno…
Che sia per caso oppure per destino, in quei momenti non viene mai nessuno!
Ma nel milleduecento venne un uomo Piccoletto, allegro, un po’ burlesco
con un programma che poco è dir pazzesco: un uomo vivo di nome Francesco!”

Francesco aveva compagni e non seguaci; parevano uomini del bosco, uomini selvatici ma pacifici, austeri e lieti. Uomini dalle suole di vento, e la sua vita fu tutto un camminare. Andavano per il mondo a mani vuote come i bambini, senza libri e senza spada, in ogni angolo di mondo, in ogni tempo fino a noi e oltre noi. Francesco d’Assisi, esempio costante di rifiuto del potere, fonda un “codice dei fratelli” al posto del codice paterno. Il codice dell’efficienza è del padre e ha prodotto la possibilità di distruggerci tutti fino all’ultimo uomo. Il codice fraterno può entrare nella Storia come nascita di rapporti nuovi fra uomini e fra Stati in cui l’onnipotenza distruttiva coincide con l’impotenza. La generosità della sua giovinezza lo porta, passando per una laica primavera, a formulare un programma pazzesco per un movimento che rivoluziona la Storia, e come i movimenti rivoluzionari ha dentro di sé delle ipotesi di infinito e di assoluto, di continua incessante proposta di cambiamento.

Il “codice dei fratelli” si può realizzare perché i fratelli trovano il punto di riferimento esterno a loro: il Vangelo. Francesco cantava il Vangelo e predicava con parole dolcissime in un volgare semplice e spontaneo, si aiutava coi gesti, la mimica, il canto e la musica: era come assistere ad uno spettacolo, ad una commedia religiosa. È possibile una commedia religiosa? Come conciliare comico e sacro, saggezza e follia, fede e dubbio? Forse con un teatro candido che cerca altezze metafisiche come quella a cui è arrivato Francesco. Fare i poeti o i mercanti, i ricchi o i mendicanti? Cosa c’è da fare in questo mondo? Cercare la felicità, la verità, cercare Dio, farsi trovare da Lui? Il Vangelo capovolge le regole del gioco: “Perdere tutto, guadagnare tutto. Giocarsi tutto fino a restare nudi e scalzi”. La gioia di non essere mai a casa propria, ma sempre fuori, sfinito, affamato, ovunque nell’esterno del mondo. Francesco fu produttore di cultura e non consumatore o organizzatore perché tutto è dotato di senso nell’amore insensato.

Photogallery