Salomè

SalomèScarica l'immagine ad alta risoluzione »
  • PRODUZIONETeatro de Gli Incamminati
  • TESTO DIOscar Wilde
  • DRAMMATURGIAAlberto Oliva e Mino Manni
  • TRADUZIONEAlberto Oliva e Mino Manni
  • REGIAAlberto Oliva
  • SCENEAlessandro Chiti
  • COSTUMILella Diaz

Il mistero dell’amore è più grande del mistero della morte

Salomè è il gioco dei potenti. All’inizio c’è la proposta di Erode, un re che vuole divertirsi e abusare del suo potere e della sua sconfinata ricchezza: “Salomè, danza per me, in cambio avrai quello che vuoi”. Alla fine c’è, inatteso e perturbante, il responso di Salomè: “Voglio la testa di Giovanni il Battista”.  In mezzo c’è il tempo della danza, della vittoria dei sensi, della perdita del controllo, dell’ebbrezza dionisiaca di chi si lascia andare al godimento più puro senza badare alle conseguenze del proprio gesto. Erode firma un assegno in bianco, il patto di Faust con Mefistofele al contrario: non vende l’anima al diavolo per la conoscenza, ma gliela vende per la lussuria, per un lungo ma limitato momento di carnalità suprema. La danza di Salomè è come il rito di Dioniso. Non è un caso che sia Salomè sia Le Baccanti finiscano con una testa decapitata. Quando si torna alla ragione dopo l’ebbrezza, ormai è troppo tardi. La testa è caduta per sempre, non torna più. Il potere rinuncia a se stesso in nome del corpo. La testa è simbolo di razionalità, controllo, saggezza. La testa che rotola via dal corpo e viene servita su un piatto d’argento è il trionfo dell’irrazionalità che regola il mondo in nome del capriccio senza legge.

La danza di Salomè, diventata nell’immaginario collettivo quella dei sette veli, si carica di un erotismo macabro e sconvolgente, che suggerisce al pubblico la coincidenza tra veli e peccati e porta Salomè a divenire una figura catartica, l’unica che possa accogliere nel suo ventre sensuale tutte le perversioni dell’umanità mantenendo un’algida bellezza. Salomè è il Male sotto forma di Incanto. Il Diavolo è femmina sembra dirci Oscar Wilde nella sua personale versione del Mito: “ognuno uccide ciò che ama”. Lo fa Salomè, pronta a tutto pur di baciare la bocca del Battista, anche a farlo con la sua testa morta tra le mani. Lo fa Erode, che per vederla danzare è pronto a cedere qualsiasi cosa, anche l’inaspettato. Lo fa Erodiade, che trama nell’ombra e guida non vista i gesti dei due amanti incestuosi.

Salomè è un’opera torbida ed estrema, che ci porta a riflettere su quello che siamo disposti a perdere per un momento di piacere: la tentazione, l’abbandono, l’attrazione del baratro. La danza sospende il tempo, lo congela in una lunghissima pausa, dopo la quale accadrà qualcosa di violento, inevitabile, tremendo. Il mondo perde qualcosa ogni volta che i potenti si concedono l’ebbrezza dell’irrazionale. La danza di Salomè è come la pallina della roulette, che gira e ipnotizza il giocatore, questa volta il re Erode, un uomo potentissimo e lussurioso, incapace di porre un freno ai suoi desideri, proprio come un ludopatico. Si gioca per giocare, non importa se si vince o se si perde. Alla posta in palio ci si pensa dopo, quando forse sarà troppo tardi. Quello che conta è l’ebbrezza della pallina che gira, e potrebbe posarsi su qualsiasi numero, ma “rien ne va plus”…

Salomè è un dramma di ciechi che vogliono vedere, è un dramma di visioni proibite, di sguardi rubati. Il giovane di Siria non deve guardare Salomè, ma la guarda al punto da togliersi la vita perché non regge la sua vista. Salomè non deve guardare il Battista, ma lo guarda fino a innamorarsene di una passione malata e letale. Erode non deve guardare Salomè, ma vuole vederla danzare e perde tutto per uno sguardo di troppo. Erodiade, invece, vede tutto e trama nell’ombra, burattinaia perversa che trionfa sul cadavere di tutti gli altri, e forse alla fine sarà lei a danzare una danza di morte, di strindberghiana memoria, insieme al consorte, ormai succube e impotente. Questi sono i temi che vogliamo affrontare in uno spettacolo di forte impatto visivo, in cui il tempo della danza diventa musica e immagini. Uno spettacolo che unisce linguaggi diversi indagando un mito che ha attraversato i secoli e le varie arti, contaminandosi e arricchendosi di infinite suggestioni, dalla poesia, al teatro, dalla musica al cinema, dalla pittura alla danza.

 Alberto Oliva

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