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I giganti della montagna

Diablogues / Teatro Stabile di Sardegna / Teatro de Gl'Incamminati / Teatro Carcano
in collaborazione con Teatro Comunale di Imola

I GIGANTI DELLA MONTAGNA

di Luigi Pirandello
regia di Enzo Vetrano e Stefano Randisi
luci Maurizio Viani
scene Marc’Antonio Brandolini
costumi Mela Dell'Erba
suono Alessandro Savioz
zi

 

La compagnia della Contessa:
Ester Cucinotti e Maria Cucinotti : Ilse, detta ancora La Contessa
Stefano Randisi : il Conte, suo marito
Marika Pugliatti : Diamante, la seconda Donna
Giovanni Moschella : Cromo, il Caratterista
Giuliano Brunazzi : Spizzi, l'Attor Giovane
Luigi Tabita : Battaglia, generico-donna
 
Enzo Vetrano : Cotrone, detto il Mago
 
Gli scalognati:
Antonio Lo Presti : Duccio Doccia e il nano Quaquèo
Margherita Smedile : La Sgricia
Eleonora Giua : Mara- Mara
Paolo Baietta : Milordino

 

assistenti alla regia: Mattia Visani e Beatrice Santini • direttore di scena e macchinista: Giuliano Toson • capo elettricista: Gianluca Bergamini • elettricista e fonico: Alessia Massai • organizzazione: Emilio Vita • segreteria organizzativa: Claudia Manfredi • foto di Tommaso Le Pera • scena e fantocci realizzati da Leonardo Scarpa • la voce di Maddalena è di Jolanda Vacalebre

 

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NOTE DI REGIA

... C'è un olivo saraceno, grande,
in mezzo alla scena,
con cui ho risolto tutto...
...Per tirarvi il tendone...

L'arrivo della "Compagnia della Contessa" alla Villa dove il Mago Cotrone e i suoi "scalognati" hanno scelto di vivere per isolarsi dalla "civiltà", è l'incontro fra due universi uguali e contrari.
La Compagnia, fedele all'idea di Poesia assoluta, si è ormai ridotta in miseria: nessuno, nel mondo, sembra più disposto ad ascoltare e comprendere. Ma ecco che arrivati alla Villa, come in un sogno, ciò che i teatranti cercano strenuamente sembra manifestarsi in quel luogo prodigioso: in un gioco fantastico di apparizioni e trasfigurazioni, di doppi e di identità rubate, la Villa e i suoi abitanti evocano e materializzano i personaggi, le scene, le atmosfere de La favola del figlio cambiato, l'opera che i poveri attori cercano di rappresentare senza più riuscirci. Cotrone invita i suoi ospiti a rimanere, per creare insieme nuovi e favolosi incanti dei quali potranno godere lì dentro, solo per loro, ma la Contessa Ilse non può accettare di chiudersi tra quelle mura. La sua missione è di portare e far vivere la Poesia tra la gente, e decide quindi di affrontare il confronto con la realtà, a costo della sua stessa vita.
Il finale dell'opera - mai scritto - fu sognato e raccontato da Pirandello al figlio Stefano dopo una notte molto agitata, e vede soccombere Ilse nel suo estremo sacrificio.

Nel nostro allestimento il personaggio di Ilse, che incarna l'idea di purezza e necessità del Teatro, ha un volto che continuamente si sdoppia. Sparisce e riappare inaspettatamente, cambia timbro e intonazione della voce. E' forse Cotrone, detto il Mago - che ha conoscenza e pratica di virtù esoteriche - a ispirarne l'umore, a governare il suo essere, a decidere il suo apparire? E' lui che evoca il suo doppio e la fa rispecchiare in se stessa? O è la forza della nostra immaginazione?
Ilse è il Teatro. Deve vivere tra la gente, rischiare, offrirsi, inerme e vulnerabile, anche a un pubblico che forse non capirà il suo messaggio e che - come accade alla fine di questa storia - in un furore di violenza e ignoranza, la annienterà.
Vogliamo che la nostra Ilse ci lasci in dono il Teatro che non muore, come l'olivo saraceno che Pirandello sognò e descrisse al figlio prima di morire, quell'olivo che alla fine del terzo atto doveva rimanere al centro della scena, a rappresentare e contenere il passato, il presente e il futuro..

Stefano Randisi, Enzo Vetrano


 
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