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Amleto avvisato mezzo salvato

amleto

Filarmonica Clown 

Amleto avvisato mezzo salvato

(Commedia con fantasma)

di Giampiero Pizzol, Renato Sarti & Filarmonica Clown
con Valerio Bongiorno, Piero Lenardon e Carlo Rossi
scene e costumi Raimonda Gentile, Tonino Poppa
regia di Renato Sarti

La commedia non è un "Amleto", anche se di lui si parla e sparla, piuttosto è dedicata al "povero Yorick", buffone di corte, maestro d'arte comica e burlesca. E insieme a Yorick, i protagonisti sono loro: i Clown che Shakespeare volle becchini al cimitero di Elsinore, dunque in qualche modo coinvolti nel dramma e custodi della vita, della morte e dell'arte.
Ma perché i clown nel camposanto? Cos'era per il Bardo l'arte clownesca e quale il suo rapporto con la famosa lezione di teatro impartita da Amleto ai commedianti? Questo è il problema. Da tal quesito muove quest'opera buffa scritta in versi, sicuramente di taglio comico, ma anche con l'intento archeologico di scavare nel sottosuolo teatrale dell'Autore inglese.
Negli scavi viene infatti riesumato il teschio di Yorick e, perché no, anche il suo allegro fantasma. Se appare lo spettro do un re, perché non quello del suo Buffone? Dunque sarà Yorick a capitanare la scalcagnata banda teatrale decisa a sventare la tragedia danese, svelando delitti, scandagliando pensieri e ritraendo anime e corpi di tutti i personaggi. E quale migliore occasione dell'Opera Sveladelitti commissionata dal Pallido Prence a una imprecisata Compagnia di guitti?
Così, due clown e un fantasma, macabra e allegra Filarmonica Clown di stampo medievale, in ossa e calzamaglie, con assi e nasi rossi, si gettano a capofitto nell'impresa. Poiché di ardua impresa si tratta.La loro arte, infatti, si gioca su una scommessa: salvare Amleto, o almeno avvertirlo in tempo di ciò che sta per scatenare. Evitare il male, che sia questo il compito dell'arte teatrale? Può il naso del clown toccar nel segno più della lama dell'Attore?
Per ora la regia ordina: nessuna parodia, ma solo arte comica pura. Così vuole Yorick, Spirito del Teatro, memore del fatto che una verità imparata da un buffone si ricorda per tutta la vita e oltre.
Il resto è rumore.

Due atti con intervallo durata tot. 1h. e 45 minuti .

 

LA STAMPA

"E se Yorick, il buffone del re di Danimarca padre di Amleto, per una strana magia si risvegliasse nel freddo cimitero di Elsinore, dove due becchini stanno lavorando alla sua tomba, e venuto a conoscenza del tragico destino scespiriano del giovane principe decidesse di scompigliare le carte e di impedire tanti morti, tanto dolore, cosa mai succederebbe? A questo interrogativo cerca di dare una risposta "Amleto Avvisato Mezzo Salvato" di Giampiero Pizzol, della Filarmonica Clown e di Renato Sarti, che cura anche la regia (...) Per fare tutto questo lo spiritello-buffone decide di utilizzare lo stesso stratagemma che Amleto usa per smascherare i regicidi: una recita. E a questa scalcagnata messinscena del destino di Amleto partecipano i due becchini, clown sanguigni e arruffoni, che lui. Yorick regista dal cuore generoso, cerca di guidare con la complicità del pubblico. (...) i tre attori con bella vivacità danno vita, tra piccoli lazzi, piacevoli e divertenti invenzioni registiche, a uno spettacolo di teatro nel teatro che coinvolge il pubblico e gioca con un capolavoro di tutti i tempi. E lo fa con il garbo irrispettoso, ma leggero che solo i clown possono avere, dimostrando che anche sulle tavole del palcoscenico è impossibile correre contro il proprio destino."
Magda Poli - Corriere della Sera 3 giugno 2000

 

Delizioso. Nel suo aggirarsi al di qua e al di là del teatro (e un po' sopra e un po' sotto). Amleto avvisato mezzo salvato della Filarmonica Clown (Piero Lenardon, Valerio Buongiorno, Carlo Rossi), che abbiamo visto nell'ambito della stagione teatrale di Erbamil, gioca con la celeberrima tragedia ricavandone uno spettacolo godibilissimo e divertente che è anche una riflessione sul teatro. Teatro nel teatro, quindi, Amleto avvisato mezzo salvato e non potrebbe essere altrimenti visto che già l'originale scespiriano autorizza, con la celebre scena della commedia, quel procedimento che va sotto il nome di mise en abyme cioè di riproduzione in piccolo, all'interno di un'opera, di una parte di essa. Come in quei quadri (il ritratto dei coniugi Arnolfini di Van EycK, per esempio) dove in un angolo c'è uno specchio che riflette parte della scena. Amleto della Mise in abyme, allora, ovvero riflessi in un occhio d'oro: quello del pubblico (non quello di Marlon Brando nell'omonimo film) che si trova davanti - caso più unico che raro - ad uno spettacolo divertente e intelligente.
Miracolosamente in bilico sul crinale acuminato dell'invenzione scenica ma semplice e lineare che vi ritrova, intatta, la magia di un certo teatro (recitato in spassose rime) e, insieme, un'invenzione drammaturgia che, ribaltando continuamente gli stereotipi della sua messa in scena, reinvesta continuamente, in un geniale gioco di andate e ritorni, di richiami, di avvitamenti e annotazioni "a piè di spettacolo", un mondo completamente nuovo.
Attenzione spettacolo facile e semplice ma non semplicistico, ché il gioco drammaturgico è al contrario, sottile e intricato (sottolineato dai numerosi applausi del folto pubblico convenuto): il fantasma di Yorick, il buffone di corte, viene riesumato e, saputo come sono andati i fati, vuole mettere sull'avviso il povero Amuleto - il pallido prence - di quello che è realmente accaduto: vivi e morti, allora, uomini e spettri, come diceva Shakespeare : "siamo ombre che camminiamo".
Andrea Frambrosi - l'Eco di Bergamo 23 genaio 2001

 

 

 

Dire "bello" è poco. Strabiliante? Magari un tantino esagerato. Sicuramente si tratta di uno spettacolo scanzonato, divertente, brillantissimo: due ore di assoluto coinvolgimento, un esempio di comicità pura a 360 gradi, a metà strada tra la commedia, la tragedia e il cabaret. Padrona assoluta della serata è la stupefacente capacità d'improvvisazione del trio della Filarmonica Clown, considerato che manca un vero e proprio copione, ma solo un'ossatura che viene più o meno modificata ogni sera. Scelta molto coraggiosa ma sicuramente apprezzabile, visti i risultati: platea coinvolta e divertita e quasi dieci minuti di applausi a scena aperta.
È uno spettacolo che offre molti spunti di analisi, di riflessione e di studio (soprattutto per chi conosce bene la tragedia shakesperiana). Viene messa in scena una sorta di parodia del classico dei classici, l'Amleto, che viene rivisitato dallo spirito del defunto buffone di corte Yorick, vero mattatore-mattacchione della scena. Con l'aiuto dei due becchini, decide, conoscendo il funesto finale, di avvertire Amleto della tragedia che si sta per compiere. Ma, come si può fare a scansare il fato? Esilaranti le proposte: uccidere Ofelia? Uccidere Polonio? Uccidere lo "zione" cattivo? Rapire il principe danese per tre mesi? O farlo fuori direttamente? Assodato che Amleto va salvato e non ammazzato, i tre escogitano il metodo classico: il teatro nel teatro. Ed ecco prender forma la più scalcagnata delle messinscene: Yorick, regista improvvisato e consapevole di avere a che fare con due improbabili attori, chiede l'aiuto del pubblico mentre, come previsto, i due becchini-clowns non fanno altro che bisticciare sulla scelta dei ruoli ed andare al di là delle loro parti (Amleto, pur di rimanere in scena, prolunga all'inverosimile la scena della sua morte e Orazio si suicida gridando "Vive la France!", lui, l'unico che non muore!). Lo scopo è anche quello, molto pretenzioso, di riuscire a cambiare la storia: Yorick sogna di trovare in libreria il "loro" testo al posto dell'originale. Dopo infiniti atti & scene però, la tragedia si compie Il play within the play fallisce. Finale apparentemente sconsolato e malinconico ma, ovviamente, uno spettacolo così bello e divertente merita la giusta conclusione...quale? Se volete saperlo, Yorick e i due becchini-clowns vi aspettano domenica 24 novembre e, in replica, a febbraio, al Teatro Verdi.
Recensione a cura di Francesca Solari - TOP HAT


L'Amleto del titolo è proprio lui, l'indimenticabile, dolente principe shakespiriano. Ma questa volta, il tormentato danese sul palco non sale neanche. Padroni assoluti della scena sono, infatti, lo stralunato fantasma del buffone di corte Yorick e i due clown - becchini del cimitero di Elsinore. Dal loro incontro, in una notte di luna, muove una geniale, esilarante opera buffa in versi che vedrà i due becchini improvvisarsi attori di corte. L'obiettivo è preannunciare ad Amleto quanto sta per accadere e sventare la catena di morti e delitti che lo attende. Nei panni del regista, proprio lui, il buffo fantasma, che vede nell'Opera Sveladelitti l'unico strumento per evitare il male. Al Teatro Belli di Roma, la Filarmonica Clown - al secolo Valerio Bongiorno, Piero Leonardon e Carlo Rossi - porta in scena "Amleto avvisato mezzo salvato", per la regia di Renato Sarti. Semplicemente geniale l'idea di partenza: uno strampalato dietro le quinte della tragedia shakespiriana in cui l'accidentale premonizione del futuro dà la mosse ad un'impresa ardua e disperata. Irresistibile la resa scenica, con i tre protagonisti a dimostrare come l'arte clownesca possa regalare momenti di divertimento assoluto, intelligente e raffinato. Fin dalla prima apparizione il buffo e tenerissimo Yorick conquista il pubblico con le sue movenze e il suo modo di parlare strampalato che è in realtà un'incredibile prova di bravura. Improvvisato capocomico, Yorick dà l'avvio ad un pirotecnico avvicendarsi di battute, gag, situazioni, giochi di parole in cui anche gli spettatori vengono a tratti coinvolti con risultati esilaranti. Tutto inutile. Infine la tragedia si compirà lo stesso. Ma nel frattempo i tre scatenati della Filarmonica Clown, con il loro armamentario di parrucche, nasi rossi, strampalati costumi e un vecchio armadio che si trasforma di volta in volta in qualsiasi cosa avranno strappato al pubblico ben più di una risata e molti, meritatissimi applausi.
AMLETO AVVISATO MEZZO SALVATO
Teatro Belli - Roma Dal 21 al 26 marzo
Di Gloria Bondi



 

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