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Don Chisciotte

donchimorte

Filarmonica Clown


DON CHISCIOTTE

 
di

BOLEK POLIVKA

 
con
 

CARLO ROSSI ovvero: Cesare Vincente nel ruolo di Don Chisciotte della Mancha
PIERO LENARDON ovvero: Pino Picia nel ruolo di Sancho Panza
VALERIO BONGIORNO ovvero: l'assistente sociale Franco Zenoni nel ruolo del regista

scene e costumi
JAROSLAV MILFAJT (MYDLOCH)
assistente
JIRÌ PFEIFER (FRETTI)

 

 

 

 

 
Un Don Chisciotte messo in scena come terapia da un centro di recupero per alienati mentali, questa è l'intenzione dell'assistente sociale e regista che ha il suo bel da fare per mantenere "ordine" sulla scena e in platea. Un ordine che viene continuamente contraddetto dalla follia dei due interpreti, una follia che, liberandosi dalle strettezze della "normalità", diventa un lucido, penetrante e poetico sguardo sulla realtà. Per il pubblico partecipe di questa sorta di terapia si compie il miracolo: la figura del folle Don Chisciotte si incarna in quella del paranoico Cesare Vincente e al suo fedele compagno Sancio Pancia, l'alcolizzato Pino Picia, non resta che piangere mentre l'anima immortale del suo padrone s'innalza libera come promessa d'eternità. Il folle Don Chisciotte è incarnato sulla scena da un folle; secondo un approccio tipico di Bolek Polivka, (attore, autore e regista moravo) la materia dello spettacolo viene affrontata attraverso il gioco della finzione, attraverso il continuo smascheramento del meccanismo teatrale. Quello degli attori che interpretano dei personaggi, che rappresentano altri personaggi non è in alcun modo un espediente esteriore.
E' l'unico modo possibile per raccontare una storia: l'attore parla da uomo pur vestito coi panni del suo personaggio. La forma del teatro viene continuamente manipolata, i suoi confini subiscono continui cambiamenti.
Tutto è attentamente e minuziosamente costruito eppure sembra avvenire lì, in quel momento e con quel pubblico, coinvolto suo malgrado nella vicenda.
Il lavoro dell'attore è concepito come un gioco naturale e liberatorio e tutti i temi più tristi o drammatici sono trattati con humor. Solo attraverso il riso, infatti, si possono raccontare senza paura tutti gli aspetti della condizione umana, che ogni giorno abbiamo sotto gli occhi e in particolare la solitudine, l'emarginazione, la vecchiaia, la follia, il rapporto col potere. Su queste cose si può far ridere - se pur in modo malinconico o patetico - e quindi accendere una speranza.
Due tempi / durata 1 ora e 50 minuti con intervallo scheda tecnica min. Spazio: 7m x 8m 4,30m / scala scena - pubblico / 15 kw 380 trifase

 

ESTRATTI STAMPA

Bravissimi Carlo Rossi e Pietro Lenardon di Filarmonica Clown al Teatro Europa LA TERAPIA DEL TEATRO SCHERZOSAMENTE IN SCENA
Bravissimo Carlo Rossi, un eccellente incontro, nel ruolo del paziente disturbato che deve presentare l'esito del laboratorio di teatro dedicato al capolavoro di Cervantes, affiancato in modo eccellente da Pietro Lenardon, anche lui con qualche problema in corso, il cavaliere ammalatosi di cavalleria, convinto dalla letteratura a partire alla ventura, e il suo scudiero, in Don Chisciotte, lo spettacolo curato da Bolek Polivka, scene e regia di Jaroslav Milfajt, della Filarmonica Clown, presentato nell'ambito della stimolante, variata stagione di Europa Teatri. La follia attraversa l'opera originaria e questi interpreti, guidati da un presuntuoso operatore del centro (Valerio Buongiorno) che cerca di dare ritmo alla creazione suonando le nacchere, intervenendo a correggere, suggerire, ma anche assumendosi il ruolo di Mago Merlino, una follia costruita con grande cura che si riversa felicemente anche sul pubblico, diversi spettatori coinvolti nell'azione. Un fondale di cielo e stelle, una struttura che, rovesciata, diventerà anche il braccio di un mulino a vento, un dialogare veloce, Don Chisciotte sui trampoli, sempre irritato, Sancio Panza con un gonfio pagliaccetto che lo rende morbido, fumettistico, due grandi attori che riescono a tenere meravigliosamente la scena a più livelli, pronti anche ad improvvisare nella relazione con il pubblico, al Teatro Europa particolarmente vicino allo spazio dell'azione. Forte e delicata ad un tempo anche l'ironia sul teatro sociale, sulle tante esperienze che si fanno nei centri di recupero. Soluzioni , incomprensioni, dimenticanze, una drammaturgia di battute, espressioni, gesti, ammiccamenti di notevole qualità, con molte occasioni per ridere anche per i vari riferimenti metateatrali, commenti interni allo sviluppo dello spettacolo. Bello Ronzinante, testa di cavallo in panno su un bastone, ben inserite alcune scansioni ritmiche, versi e canzoncine, formidabile l'affiatamento, costruito anche su particolari minimi, di Rossi e Lenardon. Il pubblico si è divertito per tutta la serata, con numerose risate a scena aperta, potendo comunque cogliere insieme una gamma varia di sfumature emozionali, attraversate anche dalla malinconia, curate, delicate. Una preziosa, avvolgente teatralità: meritatissimi i lunghi applausi al termine.
Valeria Ottolenghi DICEMBRE 2002


Uno scoppiettante "Don Chisciotte"
Alla base del lavoro - presentato questo fine settimana al Teatro del Chiodo
- troviamo diversi livelli di finzione, in cui gli attori vestono i panni dei pazienti di un centro per maniaci e disadattati e quelli degli eroi di Cervantes. Lo stesso vale per il ruolo dell'assistente sociale- regista, che diviene di volta in volta una figura di controllo e disturbo: Senza dimenticare il continuo coinvolgimento del pubblico, chiamato ad offrire il suo aiuto quando il caso lo richiede.
E il buon dottor Franco Zenoni ha il suo bel da fare per mantenere l'ordine sulla scena e in platea, perché possa compiersi quella sana terapia che riporti i suoi assistiti sulla strada del senno.
Ma l'ordine viene contraddetto dalla follia di Cesare-Chisciotte e da Pino-Pancia, divenendo una sorta di gioco liberatorio su quanto di più triste e tragico vi è nella loro vita di maniaco e di ubriacone ladro.
Con questa continua costruzione e distruzione di oggetti e ruoli, anche la forma e i meccanismi teatrali vengono mascherati sulla scena dagli stessi interpreti. Bravissimi Carlo Rossi nei panni di Don Chisciotte-Cesare Vincente, Piero Lenardon in quelli di Sancio Pancia-Pino Picia, e Valerio Bongiorno nella parte dell'assistente sociale (regista, cavaliere del Bosco, Dulcinea, Merlino, Merdlino o come altro chiamato dai suoi pazienti), che per circa due ore ci hanno portato nei meandri del loro Centro per alienati e disadattati. Perché in fondo, Cervantes è importante anche per noi, anche se ci scappa da ridere...
GIORNALE DEL POPOLO 3/2/97 M.K.

 

DON CHISCIOTTE TRA POESIA E FOLLIA
Polivka, autore, attore e regista moravo, è soprattutto conosciuto per la sua vena di meditata insania mentale che amministra nei suoi spettacolo. Il fattore che soprattutto li contraddistingue, oltre a una indubbia originalità nel gioco degli attori, consiste nell'abilità con la quale compone in un variatissimo "patchwork" per il quale cuce le sue stoffe multicolori fate di poesia e assorta catatonia che, per lo spettatore, non è raro si traducano in riflessione.
L'aspetto determinante di questo Don Chisciotte, svelato a poco a poco, è che tutto si svolge in un centro di recupero per alienati mentali. Cosicché Don Chisciotte sappiamo in realtà essere stato maniaco sessuale, mentre il suo fido scudiero Sancio Pancia un impenitente ubriaco dalla mano lesta ("bere costa"). Con loro c'è l'assistente, una presenza nelle vesti del regista, ora diventa Mago Merlino o "Merdlino" - una storpiatura del nome che piace a Don Chisciotte e a Sancio- ora si trasforma nei cavalier che lo sfidano lungo il suo percorso in groppa a Ronzinante alla conquista delle vittorie da esibire alla sua amata Dulcinea del Toboso, la semplice contadinella immaginata nobile e bella dal folle eroe della Mancia.Giocato con interessanti, e a volte, spassose soluzioni di coinvolgimento del pubblico, lo spettacolo si sviluppa per quasi due ore mettendo soprattutto alla luce la straordinaria bravura dei due attori principali, il Don Chisciotte di Carlo Rossi con il Sancio Pancia di Piero Lenardon, con la partecipata presenza di Franco Zenoni (il regista).Accanto a questa brillante prova, corre l'intrigante discorso creativo di Polivka che, fra esilaranti gag e citazioni d'autore, riesce sottilmente a raccontare anche il dramma di due personaggi che stanno rappresentando, loro malgrado, un loro corrispettivo letterario (morte compresa).
AZIONE 6/2/97 G.T.

DON CHISCIOTTE IN PSICOTERAPIA
La follia di Don Chisciotte - incapace di "vedere" la nuda realtà dei fati - è il filo di raccordo con l'anormalità di Cesare e Pino e lo spettacolo oscilla in continuazione fra almeno due livelli di "verità" teatrale: quella dei personaggi di Cervantes e quella dei due pazienti in cura, ovvero quella del regista - che a tratti veste i panni di altri personaggi, ad Dulcinea a Merlino - e quella dell'assistente sociale. Per non parlare della semplice "verità" degli attori interpreti ognuno in un doppio ruolo. C'è da chiedersi se l'idea di fondo non sia proprio quella di smascherare il lavoro teatrale:
e se l'attore fosse un folle che necessita del teatro per incanalare la sua follia? In tal caso il regista sarebbe il medico curante che solo lo può salvare.
Poi c'è lo scambio col pubblico, laddove alcuni spettatori sono chiamati a partecipare attivamente alla vicenda. Naturalmente la risata è sempre a portata di mano, ma ciò che essa sottende - un mondo spesso molto vicino ma anche molto dimenticato di emarginazione ossessione e solitudine - è comunque ben presente.
LA REGIONE TICINO 30/1/97
Sabrina Faller

IL CLOWN POLIVKA DIVENTA DON CHISCIOTTE
DON CHISCIOTTE, di Bolek Polivka (versione nuova rispetto a quella del 1989, salutare impertinenza). Regia di Bolek Polivka (genialità e freschezza, odore di circo). Costumi (perfettamente sconsiderati) di Jaroslav Milfajt. Luci di Luciano Mestriner (effetti artistici): Musiche (del caso, pifferi percussioni). Con Carlo Rossi (fine attore di esilaranti meraviglie), Piero Lenardon (espressivo e trascinante), Valerio Bongiorno (versatile). Prod. Filarmonica Clown.Ribolle garrula l'inventiva teatrale in questa buffissima operazione di teatro nel teatro. Si assiste ad una recita arciscalcinata, messa in piedi dal direttore saccente e dispotico di un centro di assistenza alienati mentali. E' in corso d rappresentazione questo Don Chisciotte. (...) La realizzazione intrecciata risulta una composizione di frammenti divertentissima, con quella sua stralunata epicità e l'aria aulica che sbatte continuamente contro le goffaggini dei due semplicioni del centro psico-sociale. Questi tuttavia non sono esenti da qualche lampo di astuzia e da un instinto teatrale: appunto in questo incastro di imbecillità e di intelligenza scenica sta la succulenza di questo lavoro, così poco intaccato dalle correnti di moda e da influssi tv. Anche visivamente il Don Chisciotte di Polivka è godibilissimo e sapiente con eleganza richiama certe incisioni di Dalì. I momenti di comicità sprizzano senza interruzione, per le situazioni, gli sproloqui e le ineffabili espressioni di quelle facce: Affiora anche un invito, molto ben dissimulato, a meditare sulle vene di tristezza e di poesia che appena fanno capolino.
HYSTRIO N.2/1997
Mirella Caveggia

PER RIDERE E MEDITARE
Il Don Chisciotte dell'autore, regista e attore moravo Bolek Polivka è ormai un classico, non del teatro propriamente tradizionale, piuttosto di quel circuito alternativo ma ormai non più troppo in cui si possono "pescare"
grandi guizzi di creatività.
Il Nome di Polivka è spesso associato il termine clown, ma lo spazio in cui si muove è molto più ampio, anche se l'aspetto del clown come "buffone" non è mai estraneo ai suoi spettacoli, concepiti come un incastro di teatro nel teatro. Ed è così anche nel caso di questo ormai storico Don Chisciotte.
CORRIERE DEL TICINO 30/10/95 Mar.

DON CHISCIOTTE RE DELLA RISATA
Lo spettacolo della Filarmonica Clown non farebbe certo rivoltare Cervantes nella tomba, se non...per le risate. Sì perché il "Don Chisciotte" messo inscena sabato sera al Teatreno è una pièce esilarante. Due ore di teatro equilibrato, senza sbavatura, sorretto perennemente dalla simpatia prorompente di Carlo Rossi, ovvero Cesare Vincente nel ruolo di Don Chisciotte della Mancia. Al suo fianco il bravissimo Piero Lenardon, alias Pino Picia nel ruolo di Sancio Pancia e Valerio Bongiorno, ovvero l'assistente sociale Franco Zenoni nei panni del regista. (...) Se non si sapesse che lo spetacolo e più che collaudato (la prima sale al 1989) si potrebbe avere l'idea di una felice improvvisazione, invece probabilmente, vale la pena parlare di intelligenza e professionalità di tra bravi attori.
LA VOCE DI MANTOVA 6/2/1995
Stefano Iori

La doppia follia di Don Chisciotte

TEATRO LIBERO / Al via la nuova stagione
Grossi Livia

Dall' indimenticabile «Don Chisciotte» di Bolek Polivka, alla rilettura di grandi classici shakespeariani, quali «Amleto» e «Macbeth», a «Sick boys», versione teatrale di «Trainspotting», di Danny Boyle. Il Teatro Libero, forte dei risultati ottenuti lo scorso anno, intitola la propria stagione «Direzione obbligatoria»: 21 spettacoli, tra cui 5 nuove produzioni, molte riprese doc (da «Olivetti» di Laura Curino a «Natura morta in un fosso» dell' Atir), e anche due rassegne di teatro ragazzi. Inoltre, per compensare le difficoltà produttive il direttore artistico, Corrado d' Elia, inaugura il Circuito Teatri Indipendente: una sorta di gemellaggio artistico con più città (da Lugano a Roma), allo scopo di promuovere spettacoli teatrali. Dopo l' apertura, con «La fabbrica dei sogni» per la regia di Micicchè, da domani, ecco l' imperdibile «Don Chisciotte», spettacolo cult della Filarmonica Clown firmato da Bolek Polivka. Con il gioco del teatro nel teatro, la follia dei personaggi di Cervantes si mescola a quella dei degenti-attori di un ospedale psichiatrico. Tra le novità, in gennaio, «La cosmetica di Amélie», scritto e diretto da Corrado Accordino. Ispirato al romanzo di Amélie Nothomb, è un giallo che indaga sul rapporto tra rimozione e memoria. Dopo la rilettura di due opere shakespeariane, «Amleto» diretto da Paolo Valerio e «Macbeth» per la regia di Corrado d' Elia, per la nuova drammaturgia va segnalato «Il cantico degli assassini» di Luca Spadaro, sul tema della guerra, e «Sick boys» di Andrea Lisco: storia di quattro tossicomani alla ricerca di una ragione per vivere. Livia Grossi TEATRO LIBERO via Savona 10, Milano. Abbonamenti: da 49 (6 ingressi) a 90 euro (15 ingressi). Tel. 02.832.31.26; sms: 335.53.22.747; www.teatrolibero.it

 

 

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