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Edipo Re

Franco Branciaroli
Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia
Teatro de Gli Incamminati
Teatro di Messina

Franco Branciaroli

in

EDIPO RE

di Sofocle

regia di Antonio Calenda

traduzione Raul Montanari
con (in ordine alfabetico) Giancarlo Cortesi, Emanuele Fortunati,
Gianfranco Quero, Alfonso Veneroso
e con (in ordine alfabetico) Livio Bisignano, Tino Calabrò, Angelo Campolo,
Filippo De Toro, Luca Fiorino, Luigi Rizzo
scene Pier Paolo Bisleri, costumi Stefano Nicolao,
musiche Germano Mazzochetti, luci Gigi Saccomandi
coproduzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia,
Teatro de Gli Incamminati e Teatro di Messina
Foto di scena Tommaso Le Pera
GALLERIA D'IMMAGINI
TOURNE'E
RASSEGNA STAMPA

EDIPO RE CON BRANCIAROLI, REGIA DI CALENDA
UN PERCORSO NELLA COSCIENZA, DAL BUIO ALLA LUCE

L'Edipo Re di Sofocle, firmato da Antonio Calenda, protagonista Franco Branciaroli che convoglia in sé i ruoli di Edipo, Giocasta e Tiresia, prodotto dallo Stabile del Friuli Venezia Giulia con il Teatro de gli Incamminati e il Teatro di Messina, va in scena al Piccolo Teatro Strehler, dal 13 al 30 aprile 2010.

«In un mondo smarrito, minaccioso, delle cui ombre sentiamo l'incombere», commenta infatti Antonio Calenda, «è stato emblematico rielaborare il percorso dal buio verso la chiarezza compiuto da Edipo: un percorso nella coscienza che allo stesso tempo è individuale, di intima analisi, collettivo... Ed è stato importante poterlo condividere assieme ad un artista consapevole come Franco Branciaroli, con il quale abbiamo affrontato recentemente l'indagine di un altro problematico personaggio, il Galileo di Brecht. In questo Edipo Re, abbiamo voluto tratteggiare il protagonista evocando echi di teoremi freudiani, un viaggio fra le ombre e l'ignoto della psiche: perciò nella nostra visione, in Edipo si condensano, quasi come in momenti di trance, più personaggi della tragedia - Edipo, Tiresia, Giocasta - a dimostrare che nella sua carne si convogliano tutte le radici della colpa. Le radici dell'incesto, del parricidio: canoni del senso di colpa che segnano la civiltà occidentale, su cui si è lavorato soprattutto nel Novecento, da Freud a Lacan, attraverso Guattari, Deleuze, per arrivare a René Girard un filosofo contemporaneo che ha donato forti induzioni alla nostra interpretazione»

Il progetto dello spettacolo si basa infatti su una rilettura dell'originale sofocleo (scritto probabilmente nel 430 a.C.) integrato dai sunti teorici di diversi studiosi e in particolare di Sigmund Freud e di René Girard. Freud riteneva che Edipo Re prefigurasse la metodologia che consente l'esplorazione dell'inconscio: la psicoanalisi. Ecco allora che Antonio Calenda evoca nello spettacolo la messa in scena di una ricerca, che ripercorre all'indietro il tempo, per riafferrare il senso vero e profondo di un passato che è stato frainteso. Ed Edipo - rimandando a un immaginario mitteleuropeo che ci appartiene - ci appare freudianamente disteso sul celebre lettino, mentre attraverso indizi disseminati nel suo vissuto, ricostruisce e riscrive con parole di atroce verità il proprio percorso esistenziale, individuando finalmente le radici del proprio conflitto interiore.

L'assunto di René Girard, presente in particolare nel fondamentale La violenza e il sacro, ci illumina invece su certe dinamiche sociali e di gruppo. Gli individui secondo questo antropologo e filosofo contemporaneo tendono tutti a desiderare il medesimo oggetto e questa "indifferenziazione" genera quasi sempre un sentimento di rabbia e scontro diffusi. Per uscire da tali dinamiche di rivalità e di crisi, la comunità si unisce contro una vittima sacrificale, un capro espiatorio che la purificherà e che una volta immolato sarà investito di sacralità. Edipo è un esempio emblematico di tale dinamica. Il sacrificio, l'espulsione dalla comunità, avviene dopo un lungo e sofferto itinerario di conoscenza. Un itinerario che nella messinscena si svolge quasi fra sonno e veglia del protagonista, con il Coro che funge da ponte fra queste due dimensioni, un coro tutto maschile che fa da eco e moderno, incisivo commento.

"Edipo - spiega Branciaroli - è l'eroe tragico che non sa chi è: tutto gli casca addosso perché tutto è già avvenuto. Questa conoscenza di sé avviene attraverso il dolore. Il dolore è la caratteristica di Edipo, dunque. Lui dice che nessuno ha un dolore più grande del suo (battuta che poi riprenderà Hamm in ‘Finale di partita' di Beckett). Infatti appena lui conosce diventa cieco: la cecità, come il dolore, nella cultura greca è strettamente legata alla conoscenza".

L'intero spettacolo fonda infatti la propria essenza sul concetto del "vedere": un leitmotiv concettuale che diventa momento di un paradosso nella conclusione della tragedia (l'accecamento di Edipo) ma che ritorna costantemente durante l'intera messinscena anche sul piano delle immagini.

La scena di Pier Paolo Bisleri cela e rivela personaggi dietro velati neri, una scatola, uno spazio quasi mentale in cui Edipo è rinchiuso, le luci di Gigi Saccomandi ribadiscono la dialettica fra luce e buio, chiarezza e mistero. Completano l'allestimento i costumi di Stefano Nicolao e le musiche di Germano Mazzocchetti. Significativo l'apporto della traduzione di un autore contemporaneo quale Raul Montanari, che sviluppa la tragedia con precisione, senza retorica e con una forte aderenza a Sofocle.

UFFICIO STAMPA
Teatro de gli Incamminati Giulia Calligaro 349/6095623, giulia.calligaro@fastwebnet.it,
Teatro Stabile Friuli Venezia Giulia laria Lucari 335/7825160, ilaria.lucari@ilrossetti.it;

Download FOTO DI SCENA

RASSEGNA STAMPA

Franco Branciaroli si afferma sin dalla sua prima comparsa in scena, nel Toller di Dorst per la regia di Chereau nel 1970, come uno dei talenti più originali del teatro italiano. Nella sua carriera ormai quarantennale, ha lavorato con Aldo Trionfo (Gesù, dalla sceneggiatura del film di Dreyer, 1974; Nerone è morto, 1975 con Wanda Osiris), con Carmelo Bene (in uno storico Faust - Marlowe - Burlesque di Trionfo/ Salveti e in Romeo e Giulietta nel ruolo di Romeo), con Gianfranco De Bosio e, a lungo, con Giovanni Testori, mettendo in scena i testi dell'autore milanese per la compagnia de Gli Incamminati da lui fondata. Con Luca Ronconi ha raggiunto sorprendenti livelli di interpretazione: si ricordano in particolare la Torre di Hoffmansthal, Medea di Euripide, La vita è sogno di Calderon de la Barca, Lolita di Nabokov in cui ha ricoperto il ruolo di Humbert Humbert. Al cinema ha lavorato con Michelangelo Antonioni, Tinto Brass e di recente con Roberto Faenza e Cristina Comencini. Nel 2006 ha diretto e interpretato un'edizione molto apprezzata dalla critica e dal pubblico di Finale di partita di Beckett in cui ricopriva il ruolo di Hamm utilizzando la voce dell'ispettore Clouseau del doppiatore italiano di Peter Sellers. Nelle stagioni 2007 e 2008 è stato Galileo in Vita di Galileo di Brecht, con la regia di Antonio Calenda. Nel 2009 è stato protagonista di Don Chisciotte, nel doppio ruolo dell'Hidalgo e di Sancho Panza, cui ha dato, imitandole, le voci di Vittorio Gassman e Carmelo Bene.

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